La fiscalità dei calciatori professionisti è un tema complesso che unisce diritto tributario, contrattualistica sportiva e pianificazione internazionale. In Italia, i redditi percepiti dai calciatori sono generalmente classificati come redditi da lavoro dipendente, poiché derivano da un contratto con una società sportiva. La società agisce come sostituto d’imposta, applicando le ritenute fiscali secondo le aliquote IRPEF ordinarie.
Oltre agli stipendi, è importante considerare anche premi, bonus, diritti d’immagine e sponsorizzazioni, che possono essere inquadrati fiscalmente in modi diversi e richiedono una valutazione caso per caso.
Negli ultimi anni, il legislatore ha introdotto alcune agevolazioni fiscali per attrarre talenti in Italia. Tra queste spicca il regime dei lavoratori impatriati, che consente a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia (a determinate condizioni) di tassare solo il 50% del reddito imponibile per un periodo di 5 anni, prorogabile. Questa misura ha reso l’Italia una destinazione più appetibile per calciatori stranieri di alto livello.
Per chi percepisce redditi anche all’estero — come nel caso di sponsorizzazioni internazionali o proprietà di diritti d’immagine gestiti da società estere — è fondamentale pianificare con attenzione per evitare la doppia imposizione e rispettare le normative antielusione.
Inoltre, le autorità fiscali italiane sono particolarmente attente al monitoraggio dei patrimoni detenuti all’estero, per cui quadro RW, imposte sul valore degli asset esteri (IVIE/IVAFE) e obblighi di trasparenza devono essere correttamente adempiuti.
Affidarsi a un consulente esperto è essenziale per tutelare il patrimonio e agire nel rispetto delle normative italiane e internazionali.
